Mindfulness: come superare la paura del dentista grazie alla meditazione

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Mindfulness: come superare la paura del dentista grazie alla meditazione

Il Mindfulness rappresenta l’attenzione “cosciente e consapevole” verso ciò che accade nel presente, nel “qui ed ora”, senza nessun tipo di giudizio: si parla di uno stato della mente che si ricollega sia all’attenzione e sia alla consapevolezza le quali possono svilupparsi, e rafforzarsi, grazie alla pratica della meditazione.

 

 

“Non puoi fermare le onde ma puoi imparare a padroneggiare il surf”

(Jon Kabat Zinn)

 

 

La nostra società è impostata sulla mancanza di equilibrio, sulla confusione e sulla perdita di valori ma anche sulla velocità, sulla crescita continua e su ritmi decisamente diversi rispetto a quelli tradizionali.

Il significato delle parole è importante per poter riuscire a fare chiarezza sia dentro che fuori di noi.

La parola consapevolezza ha generato, e genera, una enorme confusione tra le persone: una confusione legata, in particolare, alle decine di significati attribuiti a questo termine.

Per ritrovare il significato originale di questa parola possiamo confrontarlo con la parola corrispondente inglese Mindfulness: la sua traduzione letterale, “pienezza di mente”, corrisponde al significato italiano di consapevolezza.

Nella meditazione vera e propria per consapevolezza si intende quell’attitudine della mente attraverso la quale riusciamo a dirigere tutta l’attenzione sui nostri cinque sensi in maniera precisa e determinata.

“Sono tante le ragioni per le quali ci stiamo rivolgendo verso la consapevolezza, non ultima forse l’intenzione di conservare la nostra salute mentale o di recuperare il senso delle proporzioni e/o il significato delle cose, o anche solo di tenere testa al tremendo stress e alla grande insicurezza del nostro tempo…in effetti limitarsi a sedere e a stare tranquilli per un po’ di tempo per proprio conto è un atto radicale di amore”.

Proprio questo insegna Jon Kabat Zinn, biologo, scrittore ed insegnante di Mindfulness, una modalità di meditazione sempre più largamente diffusa nel mondo.

Per capire al meglio ciò che si nasconde dietro alla consapevolezza, ma soprattutto il concetto di base ad essa legato, dobbiamo andare ancora di più indietro nel tempo fino ad arrivare a scoprire, e conoscere, una delle culture più antiche del mondo, ossia quella indiana. La parola “sati” coincide infatti con la nostra parola consapevolezza ed in particolare, con “sati”, s’intende un’esperienza di tipo pre-logica e pre-simbolica (precedente al linguaggio).

Proviamo a fare un esempio per capire meglio: quando noi posiamo gli occhi su un oggetto, prima ancora che il nostro cervello riconosca quell’oggetto, prima che colleghi la nostra visione all’immagine che ci creiamo nella mente ed a tutte le altre informazioni archiviate dentro la memoria, durante quelle frazioni di secondo in cui quell’oggetto è assolutamente nuovo, primordiale…esattamente in quegli attimi possiamo parlare di “sati”.

La consapevolezza starebbe dunque nel porre l’attenzione su un qualcosa di specifico, osservandolo come se fosse davvero la prima volta.

Jon Kabat Zinn utilizza poi l’espressione “la mente del principiante” riferendosi sia a questo particolare atteggiamento della mente e sia alla capacità di non permettere al giudizio di interferire durante il processo di osservazione.

L’obiettivo finale della tecnica Mindfulness è propriamente quello di “guardare senza dare giudizi”: senza notare, cioè, il bello oppure il brutto, il cattivo o il buono, l’adatto o il non adatto, il bianco o il nero.

Osservare la nostra esperienza sensoriale, lo scorrere di ogni attimo senza giudizio, come se ogni cosa che riceviamo nella nostra vita fosse percepita per la prima volta in assoluto, in quell’esatto momento…ecco, un simile comportamento della nostra mente ci permette realmente di staccare il cervello dai nostri automatismi, dagli schemi interni e dalla routine quotidiana.

Questo distacco autorizza la mente a rilassarsi, permettendogli di guardare il mondo con altri occhi o da un’altra angolazione. Troppo spesso il fiume in piena costituito dai nostri pensieri è impegnativo da arginare, anche se è comunque possibile rallentarlo: solo alcuni attimi ricavati durante la giornata dedicati alla riflessione “consapevole”, grazie all’utilizzo di tutti i nostri sensi, di ciò che ci circonda o ci attraversa nell’intimo più profondo, consentono al flusso senza fine di questi pensieri di calmarsi.

“Meditare” non è così difficile come si crede o si pensa: non servono ore e ore di silenzio e concentrazione.
Semplicemente bastano attimi.

Jon Kabat Zinn ci spiega che ciò che conta veramente è prestare “attenzione”, ma un’attenzione particolare e giusta: deve esserci la volontà, occorre mettere a fuoco il momento presente, il “qui e ora”, e non deve esprimersi alcun giudizio. Avete mai provato a stirare i panni concentrandovi sul momento presente? Sentendo, ad esempio, l’aria calda e umida che esce dal ferro da stiro, il rumore forte e dolce del vapore, l’arrendevolezza del tessuto sotto alla pressione del ferro caldo, il movimento preciso e sinuoso del vostro braccio? Provate e concentratevi precisamente su quell’attimo, senza pensare al successivo, alle mille altre cose da fare, da dire o da immaginare.

Solo quell’unico attimo che non si ripeterà mai più.

Questa è meditazione, questo è il Mindfulness.

La terra gira ad alta velocità, con ritmi sfrenati, ma la realtà è ben diversa: il nostro mondo non è davvero il “nostro” e la velocità che conosciamo non è adatta a noi.
Ci siamo cuciti addosso un ideale di vita che non ci fa stare bene, in fondo.

Ed a tal proposito ancora il Maestro Zinn ci ricorda che: “Spesso è perché siamo assuefatti a cercare di fare sempre di più in quelle ventiquattro ore al giorno che ciascuno di noi ha. Questo è specialmente vero nell’era dell’interminabile sbarramento di comunicazioni elettroniche che spinge il lavoro, o piuttosto, se non stiamo attenti, lo ostacola, nel senso di impedirci di agire efficacemente, prigionieri come siamo della auto-distrazione e del multitasking che riducono la nostra capacità di fare le cose bene”.

Per ovvie ragioni, è importante rallentare e mirare alla consapevolezza, fosse soltanto per pochi momenti durante la giornata. E’ poi irrinunciabile trovare una andatura più adatta alle nostre esigenze di esseri umani e lasciare gli automatismi ed il multitasking agli automi o robot.

Il Mindfulness è quindi uno strumento che ci consente di interrompere il flusso dei nostri comportamenti quotidiani, ripetitivi ed automatici. Tutto può diventare “consapevole” e di ogni azione possiamo goderne ed assaporarne il sapore come se fosse la prima volta: camminare, mangiare, parlare con le persone e…andare dal dentista.

Infatti, quando abbiamo vissuto un’esperienza negativa dal dentista nel nostro passato, il Mindfulness ci aiuta in concreto a riportare l’attenzione su ciò che accade nel “qui ed ora”, in questo preciso momento, un momento completamente nuovo e diverso rispetto a quello precedente che non si ripeterà più, permettendoci finalmente di viverlo con positività, senza stress e accogliendo con piacere le cure e le premure che ci rivolgono gli operatori dello Studio: ascoltare la musica che ci piace mentre ci troviamo seduti sulla poltrona in attesa di essere curati, ad esempio, migliora la qualità del servizio che riceviamo.

 

Ilaria Tronci

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